Mito Bantu (Africa)

Mtumbi

La Terra in orogine era arida e avvolta dalle tenebre: non c’era ancora il Sole. Nelle tenebre viveva Mtumbi, il Formichiere, grande cacciatore. Un giorno inseguendo un topo, Mtumbi si infilò in una buca. Cammina,cammina, si inoltrò sempre di più nella galleria che sembrava non dovesse finir mai. All’improvviso Mtumbi sbucò in un posto pieno di gente e di luce: era il mondo di Dio. Mtumbi fu ammirato nel vedere quel mondo scintillante; chiese subito a Dio che anche la terra fosse piena di luce e di vita e Dio volle accontentarlo. Quando lo rimandò sulla terra gli diede come compagni un uomo e una donna. Appena furono nel mondo buio della Terra, l’uomo sfregò due piccoli bastoni e ne scaturì il fuoco. La donna aveva portato con sè una cesta: l’aprì e ne fece uscire il Sole. Subito questo si alzò nel cielo. A notte dalla cesta uscirono la Luna e le Stelle e anch’esse si levarono brillanti nella volta del cielo. Spaventato da quei prodigi, Mtumbi corse a nascondersi nella tana; da allora ebbe timore ad uscire. E anche gli uomini ebbero i loro guai: offesero Dio che vole punirli terribilmente. Diede loro due ceste e li obbligò a sceglierne una: nella prima c’era la vita, nella seconda c’era la morte. Gli uomini scelsero quest’ultima e da quel giorno furono costretti a morire. Il serpente, che per caso passava di lì, si impadronì della cesta rimasta, quella della vita, e divenne immortale. Ancora oggi il serpente cambia la pelle, ma non muore mai.

Decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n.320

Regolamento di polizia veterinaria
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 24 giugno 1954

Testo aggiornato a dicembre 2006
[Le competenze dell’Alto Commissario per l’igiene e la sanità pubblica sono state trasferite al Ministero della sanità, ora Ministero della salute; quelle del prefetto in parte al medico o al veterinario provinciale.]
È approvato l’unito regolamento di polizia veterinaria, nel testo allegato al presente decreto vistato dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Regolamento di polizia veterinaria
TITOLO I
Norme generali di polizia veterinaria
Capo I – Malattie infettive e diffusive degli animali soggette a provvedimenti sanitari

Le malattie degli animali per le quali si applicano le disposizioni del presente regolamento sono quelle a carattere infettivo e diffusivo. Si considerano tali le seguenti:
1) afta epizootica;
2) peste bovina;
3) pleuropolmonite essudativa contagiosa de
i bovini e dei bufalini (bubalus bubalus);
4) peste suina;
5) rabbia;
6) vaiolo degli ovicaprini;
7) agalassia contagiosa degli ovini e dei caprini;
8) affezioni influenzali degli equini;
9) anemia infettiva degli equini;
10) influenza dei bovini;
11) tubercolosi clinicamente manifesta;
12) brucellosi dei bovini, dei bufalini,
degli ovini, dei caprini e dei suini;
13) mastite catarrale contagiosa dei bovini;
14) carbonchio ematico;
15) carbonchio sintomatico;
16) gastro-enterotossiemie;
17) salmonellosi delle varie specie animali;
18) pasteurellosi dei bovini, dei bufalini (barbone), dei suini e degli ovini;
19) mal rossino;
20) morva;
21) farcino criptococcico;
22) morbo coitale maligno;
23) tricomoniasi dei bovini;
24) rickettsiosi (febbre Q);
25) distomatosi dei ruminanti;
26) strongilosi polmonare ed
intestinale dei ruminanti;
27) rogna degli equini, dei bovini, dei bufalini, degli ovini e dei caprini;
28) malattie del pollame: colera aviare, affezi
oni pestose, diftero-vaiolo, tifosi aviare,
pullorosi;
29) malattie delle api: peste europea, peste americana, nosemiasi, acariasi;
30) malattie dei pesci: plerocercosi, missoboliasi;
31) mixomatosi dei conigli e delle lepri;
32) ipodermosi bovina;
33) malattia cosiddetta respiratoria cronica;
34) bronchite infettiva;
35) corizza contagiosa;
36) laringo-tracheite infettiva;
37) encefalomielite enzootica de
i suini (morbo di Teschen);
38) idatidosi (echinococcosi);
39) leptospirosi animali;
40) febbre catarrale degli ovini;
41) peste equina;
42) peste suina africana;
43) rinopolmonite;
44) arterite;
45) parainfluenza;
46) rinite enzootica;
47) malattia di Aujeszky o pseudorabbia;
48) malattia virale emorragica del coniglio;
49) encefalopatia spongiforme dei bovini;
50) scrapie;
51) setticemia emorragica virale dei pesci;
52) necrosi ematopoietica infettiva dei pesci;
53) viremia primaverile della carpa;
54) stomatite vescicolare;
55) peste dei piccoli ruminanti;
56) febbre della valle del Rift;
57) dermatite nodulare contagiosa;
58) malattia emorragica epizootica dei cervi;
59) anemia infettiva del salmone (ISA);
60) Encefalopatie spongiformi trasmissibili degli animali diverse dalla BSE e dalla scrapie;
61) Aethina tumida;
62) Tropilaelaps spp.
L’Alto Commissario per l’igiene e la sanità pubblica, con speciali ordinanze, può riconoscere il carattere infettivo e diffusivo anche ad altre alattie.

TITOLO I
Norme generali di polizia veterinaria
Capo II – Denuncia delle malattie infettive e diffusive
Articolo 2

Qualunque caso, anche sospetto, di malattia infettiva e diffusiva degli animali di cui all’articolo 1, ad eccezione di quelle contemplate ai numeri 25 e 26, deve essere
immediatamente denunciata al sindaco che ne dà subito conoscenza al veterinario comunale.
Sono tenuti alla denuncia:
– i veterinari comunali e consorziali che comunq
ue siano venuti a conoscenza di casi di
malattia infettiva e diffusiva;
– i veterinari liberi esercenti;
– i proprietari e i detentori di animali anche in temporanea consegna ed a qualsiasi titolo;
. gli albergatori, i conduttori di stalle di sosta e di pubbliche stazioni di monta e gli esercenti le mascalcie.
La denuncia è obbligatoria anche per qualunque nuovo caso di malattia o di morte improvvisa che si verifica entro otto giorni da un caso precedente non riferibile a malattia comune già accertata.
Sono tenuti altresì alla denuncia:
. i presidi delle Facoltà di medicina veterinaria, i direttori degli Istituti zooprofilattici sperimentali nonché di ogni altro Istituto sperimentale a carattere veterinario, limitatamente alle malattie accertate nei rispettivi istituti e laboratori;
– i direttori degli Istituti zootecnici, i direttori dei Depositi governativi dei cavalli stalloni [ora Istituti Incremento Ippico], l’autorità militare cui sono affidati animali per i servizi dell’Esercito e le Commissioni di rimonta e di rivista per la requisizione quadrupedi, per i casi di cui vengono a conoscenza nell’esercizio del loro ufficio;
– le autorità portuali marittime, i direttori degli aeroporti civili, i capi stazione delle ferrovie e delle tranvie e le imprese esercenti trasporti per via lacuale, fluviale e con autoveicoli per i casi di malattia, dei quali sono venuti a conoscenza, verificatisi durante il carico e lo scarico o lungo il viaggio per i casi di morte non conseguenti a cause accidentali;
– i funzionari e le guardie di pubblica sicurezza,
– i carabinieri, le guardie di finanza, le guardie forestali, gli agenti al servizio delle province e dei comuni e le guardie dell’Ente nazionale per la protezione degli animali.

Articolo 3
La denuncia delle malattie infettive e diffusive può essere fatta per iscritto o verbalmente.
La denuncia per iscritto, quando non è consegnata a mano, deve essere fatta pervenire all’ufficio comunale in modo da provarne l’avvenuto recapito. Su richiesta del denunciante l’ufficio è tenuto a rilasciare ricevuta della denuncia.
In tale denuncia devono essere indicati:
a) la natura della malattia accertata o sospetta;
b) il cognome e nome del proprietario degli animali morti, ammalati o sospetti, l’ubicazione precisa del ricovero o del pascolo in cui questi si trovano, il numero e l’eventuale recente provenienza, il numero dei rimanenti animali sospetti o sani, il giorno in cui cominciò la malattia o avvenne la morte;
c) le eventuali osservazioni del veterinario e le precauzioni adottate d’urgenza per prevenire la diffusione della malattia.
I veterinari devono fare sempre la denuncia per iscritto.
I comuni sono tenuti a fornire gratuitamente ai veterinari esercenti o a chiunque ne faccia richiesta appositi moduli stampati per la denuncia al sindaco.
Le denunce verbali devono essere trascritte dall’ufficio comunale sui moduli sopra indicati.

Articolo 4
Ai proprietari o detentori di animali è fatto obbligo, a scopo cautelativo e non appena rilevati i sintomi sospetti di una delle malattie indicate nell’art.1, di:
a) isolare gli animali ammalati;
b) accantonare, opportunamente custoditi, gli animali morti;
c) non spostare dall’azienda animali in genere, ogni prodotto animale od altro materiale che può costituire veicolo di contagio, in attesa delle disposizioni del veterinario comunale.

Articolo 5
I casi di carbonchio ematico, di mal rossino, di salmonellosi, di brucellosi, di tubercolosi
clinicamente manifesta negli animali lattiferi e quelli di tubercolosi nei cani, nei gatti, nelle scimmie e negli psittaci, di morva, di rabbia, di rickettsiosi e di rogna – se trasmissibile all’uomo – devono essere segnalati dal veterinario comunale all’ufficiale sanitario unitamente alle misure urgenti adottate per impedire il contagio all’uomo.
Parimenti l’ufficiale sanitario deve segnalare al veterinario comunale i casi delle malattie sopra elencate accertati nell’uomo. Per la tubercolosi la segnalazione viene limitata ai casi nei quali non sia possibile escludere la trasmissione della malattia agli animali.
Le disposizioni contenute nei due commi precedenti si applicano anche nei casi di vaiolo bovino, di trichinosi, di tularemia, di leishmaniosi, di leptospirosi, di psittacosi (ornitosi), per le quali malattie l’Alto Commissario per l’igiene e la sanità pubblica determina con speciali ordinanze le misure sanitarie da adottare.

Articolo 6
I direttori degli Istituti universitari, degli Istituti zooprofilattici sperimentali, delle sezioni medico-micrografiche dei Laboratori provinciali di igiene e di profilassi e i direttori di qualsiasi laboratorio batteriologico che dagli accertamenti diagnostici di laboratorio rilevano l’esistenza di malattie infettive e diffusive, di cui all’articolo 1, devono senza ritardo informare il veterinario provinciale ed il veterinario del comune da cui proviene il
materiale esaminato, rimettendo loro copia del reperto.

Articolo 7
Articolo abrogato

Articolo 8
Ogni comune deve tenere uno speciale registro, conforme al mod. n. 1 allegato al presente regolamento, nel quale il veterinario comunale è tenuto a riportare le malattie denunciate ed i provvedimenti sanitari adottati.
La sezione
A
del predetto registro è destinata alla denuncia dell’insorgenza della malattia e la sezione
B
a quella dell’estinzione. Ambedue tali sezioni devono essere inviate alla Prefettura secondo le modalità previste nei successivi articoli 12 e 16.

TITOLO I
Norme generali di polizia veterinaria
Capo III – Provvedimenti consecutivi alla denuncia
Articolo 9

Il veterinario comunale, appena venuto a conoscenza della manifestazione di casi di malattie di cui all’art. 1, provvede all’accertamento della diagnosi. Esegue altresì l’inchiesta epizoologica e propone per iscritto al sindaco le misure atte ad impedire la diffusione della malattia e ne vigila l’esecuzione. Inoltre, in attesa delle relative disposizioni da adottarsi dal sindaco ai sensi dell’articolo successivo, comunica per iscritto le istruzioni necessarie al proprietario o detentore degli animali.

Articolo 10
Il sindaco con apposita ordinanza, da notificarsi per iscritto ai detentori degli animali, dispone l’applicazione di tutte o di parte delle seguenti misure, secondo la natura della malattia ed il modo di trasmissione:
a) numerazione, per specie e categoria, degli animali esistenti nei ricoveri e nelle località infette;
b) isolamento degli animali ammalati e sospetti, dai sani e custodia da parte dei detentori degli animali morti, in attesa degli ulteriori provvedimenti;
c) sequestro degli animali nei ricoveri o nel luogo infetto con la prescrizione tassativa:
1) di impedire l’accesso a persone estranee e di tenere lontani cani, gatti ed animali da cortile;
2) di tenere chiusi i ricoveri e di spargere largamente sulla soglia e per un tratto all’esterno sostanze disinfettanti;
3) di impedire ogni contatto del personale di custodia con animali dei luoghi vicini;
4) di non trasportare fuori del luogo infetto animali da cortile, foraggi, attrezzi, letame ed altre materie ed oggetti atti alla propagazione della malattia;
5) di non abbeverare gli animali in corsi d’acqua o in vasche con essi comunicanti;
d) disinfezioni accurate dei ricoveri e degli altri luoghi infetti;
e) trattamento idoneo, secondo i mezzi a disposizione, delle spoglie degli animali, del letame e dei materiali comunque inquinati mediante infossamento, sterilizzazione, cremazione o denaturazione con sostanze chimiche;
f) precauzioni necessarie per l’incolumità delle persone, nei casi di malattie trasmissibili all’uomo.
Se gli animali colpiti dalle malattie infettive e diffusive o sospetti di esserlo sono stati introdotti da altro comune prima che sia trascorso il periodo di incubazione della malattia, il sindaco ne informa subito il comune di provenienza.
Il sindaco dispone inoltre indagini per accertare se nei giorni precedenti alla comparsa della malattia furono allontanati animali dal luogo infetto e per quale destinazione. Se gli animali sono stati trasferiti in altri comuni deve essere data urgente comunicazione alle Competenti autorità comunali. Analoghe indagini e comunicazioni devono farsi per il foraggio, il letame, gli attrezzi e gli altri oggetti eventualmente asportati dal luogo infetto.

Articolo 11
Nei casi di afta epizootica, di peste suina, di vaiolo ovino, di agalassia contagiosa degli ovini e dei caprini, di colera aviare, di affezioni pestose aviarie e di rogna degli ovini il sindaco, a complemento dei provvedimenti indicati nel precedente articolo, emana l’ordinanza di zona infetta. Qualora il sindaco non provveda tempestivamente, il prefetto (42) interviene con propria ordinanza.
Nell’ordinanza di zona infetta devono essere
indicati i limiti della zona stessa entro la
quale devono applicarsi, in tutto o in parte, le seguenti misure:
a) numerazione di tutti gli animali esistenti nella zona, appartenenti alle specie recettive all’infezione;
b) apposizione di tabelle indicanti la malattia ai limiti della zona infetta nonché sulle porte di ogni ricovero infetto situato entro detta zona;
c) estensione in tutta la zona del divieto di abbeverare gli animali di cui alla lettera a) in corsi d’acqua o in vasche con essi comunicanti;
d) divieto di trasferire fuori di tale zona gli animali di cui alla lettera a) e qualsiasi
materiale possibile vettore dell’agente patogeno;
e) divieto di introdurre nella zona animali recettivi, ad eccezione di quelli destinati all’immediata macellazione;
f) sospensione dei mercati e regolamentazione del traffico e del commercio degli animali;
g) disciplina della monta, del pascolo, delle macellazioni e dell’impiego al lavoro degli animali.
La zona infetta può essere dichiarata anche a seguito di manifestazioni di carbonchio ematico, di mal rossino, di morva, di affezioni influenzali ed anemia infettiva degli equini e di morbo coitale maligno, allorché tale provvedimento è ritenuto necessario per
impedire il contagio.
Nei casi di peste bovina e di pleuro-polmonite essudativa contagiosa dei bovini l’ordinanza di zona infetta è emanata sempre dal prefetto.

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Save the Date

2 e 3 dicembre 2017Brescia

Fiera Nazionale dedicata a tutte le specie animali:
per conoscere da vicino e imparare come prendersi cura dei nostri amici.
conoscenza e rispetto verso la riscoperta di un legame che lega l’uomo al regno animale e alla passione per la vita in se, passione nel prendersi cura di esseri viventi puntando in alcuni casi alla loro salvaguardia e conservazione. La nostra filosofia ed il nostro pensiero mette sempre al primo posto il benessere e la sicurezza, di chi come noi tiene al nostro mondo ed a quello che verrà. Un’esperienza indimenticabile, che porterà ai vostri occhi, un mondo in continua evoluzione che ha bisogno di essere aggiornato, curato e saputo vivere . La manifestazione è volta a diffondere la conoscenza e l’amore per gli animali da compagnia. Esperienza e professionalità messe a disposizione da Associazioni, Allevatori, Veterinari e Fattorie Didattiche, sono il valore aggiunto di una manifestazione capace di coinvolgere tutta la famiglia con dimostrazioni, eventi culturali e divulgativi, percorsi di conoscenza e divertimento. Le attività interattive organizzate presso i padiglioni coinvolgeranno in maniera attiva professionisti del settore, adulti e bambini. La fiera si sviluppa in uno spazio di 10.000 mq. in grado di ospitare oltre 300 espositori e coinvolgere tutti i visitatori in esperienze uniche.
Convegni tecnici: grazie alla professionalità dei relatori, Veterinari specializzati in Esotici confermando l’impegno e la loro serietà’ che mette in primo piano la conoscenza attraverso la divulgazione di nozioni in pillole,
“…Divulgare la conoscenza delle specie protette è uno strumento fondamentale per la loro salvaguardia…”

Ulteriori informazioni

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 28 febbraio 2003

Recepimento dell’accordo recante disposizioni in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Visto il testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265;
Visto l’art. 24 del regolamento di polizia veterinaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;
Vista la legge 14 agosto 1991, n. 281, recante: “Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”;
Considerato che l’Italia ha firmato la “Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione degli animali da compagnia”, approvata a Strasburgo il 13 novembre 1987;
Visti gli articoli 2, comma 2, lettera b), e 4, comma 1, del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
Visto l’accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, relativo al benessere degli animali da compagnia e la pet-therapy, stipulato il 6 febbraio 2003;
Visto l’art. 2, comma 3, lettera q), della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Sulla proposta del Ministro della salute;
Decreta:

Art. 1.
– 1. Il presente decreto recepisce l’accordo di cui all’allegato 1, stipulato il 6 febbraio 2003 tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, che disciplina il particolare rapporto di affezione tra l’uomo e l’animale, al fine di rendere piu’ omogeneo l’intervento pubblico nel complesso scenario
della protezione degli animali da compagnia.
– 2. In particolare il testo dell’accordo prevede, da parte del Governo e delle regioni, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, l’adozione di disposizioni finalizzate ad:
— a) assicurare il benessere degli animali;
— b) evitarne utilizzi riprovevoli, sia diretti che indiretti;
— c) consentirne l’identificazione, attraverso l’utilizzo di appositi microchips, su tutto il territorio nazionale;
— d) utilizzare la pet-therapy per la cura di anziani e bambini.

Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 28 febbraio 2003

Il Presidente: Berlusconi
Il Ministro della salute: Sirchia

Avvertenza:
Si comunica che il testo dell’accordo riguardante il
presente decreto e’ stato pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale – serie generale – n. 51 del 3 marzo 2003.

Leggenda Berbera

Nascita del gatto e del topo

Un giorno un leone incontrò un cinghiale.
Il leone aveva una bella pelliccia rossastra e un paio di baffi che erano il suo orgoglio.
Il cinghiale, invece, era scuro, di pelo corto; aveva il muso appuntito e due zanne bianche di cui andava molto fiero.
“Io sono molto più bello e più forte di te!” si vantò subito il leone scuotendo la sua criniera.
Il cinghiale rise mostrando le sue zanne affilate. “Non ti consiglio di mettermi alla prova”, disse, “ho la pelle dura io e non temo i tuoi artigli.”
“Dunque non mi temi?” domandò sorpreso il leone, abituato a essere rispettato da tutti gli animali.
“Perché dovrei temerti?” incalzò il cinghiale. “Se starnutissi, dalle mie narici uscirebbe un animale che ti farebbe fuggire.”
“E allora starnutisci”, disse il leone, “dopo starnutirò io.”
Il cinghiale puntò le zampette, inarcò la groppa, fece vibrare il suo codino, e finalmente starnutì.
Dalle sue narici uscì un animaletto nericcio, col musino a punta e una codina fina fina. Era il topo, che gli somigliava.
Ed ecco il leone scuotere la criniera e starnutire impetuosamente. Dalle sue narici uscì fuori un animale peloso, ornato di artigli. Era il gatto, che gli somigliava.
Il topo a quella vista fuggì via, ma il gatto lo inseguì, fino a che il topo non sparì dentro un buco.
“Hai visto, presuntuoso?” domandò il leone al cinghiale. “Il tuo starnuto si è dovuto nascondere per non essere divorato dal mio.”

LEGGE 14 agosto 1991, n. 281

Legge quadro in materia di anima li di affezione e prevenzione del randagismo

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 203 del 30 agosto 1991

1. Princìpi generali
– 1. Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente.
2. Trattamento dei cani e di altri animali di affezione
– 1. Il controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante la limitazione delle nascite viene effettuato, tenuto conto del progresso scientifico, presso i servizi veterinari delle unità sanitarie lo cali. I proprietari o i detentori possono ricorrere a proprie spese agli ambulatori veterinari autorizzati delle società cinofile, delle società protettrici degli animali e di privati.
– 2. I cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, non possono essere soppressi.
– 3. I cani catturati o comunque provenienti dalle strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, non possono essere destinati alla sperimentazione.
– 4. I cani vaganti catturati, regolarmente tatuati, sono restituiti al proprietario o al detentore.
– 5. I cani vaganti non tatuati catturati, nonché i cani ospitati presso le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, devono essere tatuati; se non reclamati entro il termine di sessanta giorni possono essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste, previo trattamento profilattico contro la rabbia, l’echinococcosi e altre malattie trasmissibili.
– 6. I cani ricoverati nelle strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, fatto salvo quanto previsto dagli articoli 86, 87 e 91 del regolamento di polizia veterinaria
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, e successive modificazioni, possono essere soppressi, in modo esclusivamente eutanasico, ad opera di medici veterinari, soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità.
– 7. È vietato a chiunque maltrattare i gatti che vivono in libertà.
– 8. I gatti che vivono in libertà sono sterilizzati dall’autorità sanitaria competente per territorio e riammessi nel loro gruppo.
– 9. I gatti in libertà possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o incurabili.
– 10. Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d’intesa con le unità sanitarie locali, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in libertà, assicurandone la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza.
– 11. Gli enti e le associazioni protezioniste possono gestire le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, sotto il controllo sanitario dei servizi veterinari dell’unità sanitaria locale.
– 12. Le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4 possono tenere in custodia a pagamento cani di proprietà e garantiscono il servizio di pronto soccorso.
3. Competenze delle regioni
– 1. Le regioni disciplinano con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’istituzione dell’anagrafe canina presso i comuni o le unità sanitarie locali, nonché le modalità per l’iscrizione a tale anagrafe e per il rilascio al proprietario o al detentore della sigla di riconoscimento del cane, da imprimersi mediante tatuaggio indolore.
– 2. Le regioni provvedono a determinare, con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per il risanamento dei canili comunali e la costruzione dei rifugi per cani. Tali strutture devono garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienico-sanitarie e sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi veterinari delle unità sanitarie locali. La legge regionale determina altresì i criteri e le modalità per il riparto tra i comuni dei contributi per la realizzazione degli interventi di loro competenza.
– 3. Le regioni adottano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, un programma di prevenzione del randagismo.
– 4. Il programma di cui al comma 3 prevede interventi riguardanti:
— a) iniziative di informazione da svolgere anche in ambito scolastico al fine di conseguire un corretto rapporto di rispetto della vita animale e la difesa del suo habitat;
— b) corsi di aggiornamento o formazione per il personale delle regioni, degli enti locali e delle unità sanitarie locali addetto ai servizi di cui alla presente legge nonché per le guardie zoofile volontarie che collaborano con le unità sanitarie locali e con gli enti locali.
– 5. Al fine di tutelare il patrimonio zootecnico le regioni indennizzano gli imprenditori agricoli per le perdite di capi di bestiame causate da cani randagi o inselvatichiti, accertate dal servizio veterinario dell’unità sanitaria locale.
– 6. Per la realizzazione degli interventi di competenza regionale, le regioni possono destinare una somma non superiore al 25 per cento dei fondi assegnati alla regione dal decreto ministeriale di cui all’articolo 8, comma 2. La rimanente somma è assegnata dalla regione agli enti locali a titolo di contributo per la realizzazione degli interventi di loro competenza.
– 7. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione ai princìpi contenuti nella presente legge e adottano un programma regionale per la prevenzione del randagismo, nel rispetto dei criteri di cui al presente articolo.
4. Competenze dei comuni
– 1. I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani, nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi dei contributi
destinati a tale finalità dalla regione.
– 2. I servizi comunali e i servizi veterinari delle unità sanitarie locali si attengono, nel trattamento degli animali, alle disposizioni di cui all’articolo 2.
5. Sanzioni
– 1. Chiunque abbandona cani, gatti o qualsiasi altro animale custodito nella propria abitazione, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a lire un milione.
– 2. Chiunque omette di iscrivere il proprio cane all’anagrafe di cui al comma 1 dell’articolo 3, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centocinquantamila.
– 3. Chiunque, avendo iscritto il cane all’anagrafe di cui al comma 1 dell’articolo 3, omette di sottoporlo al tatuaggio, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centomila.
– 4. Chiunque fa commercio di cani o gatti al fine di sperimentazione, in violazione delle leggi vigenti, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire cinque milioni a lire dieci milioni.
– 5. L’ammenda comminata per la contravvenzione di cui al primo comma dell’articolo 727 del codice penale è elevata nel minimo a lire cinquecentomila e nel massimo a lire tre milioni. [Comma abrogato]
– 6. Le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 confluiscono nel fondo per l’attuazione della presente legge previsto dall’articolo 8.
6. Imposte
– 1. Tutti i possessori di cani sono tenuti al pagamento di un’imposta comunale annuale di lire venticinquemila.
– 2. L’acquisto di un cane già assoggettato all’imposta non dà luogo a nuove imposizioni.
– 3. Sono esenti dall’imposta:
–a) i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi e alla custodia degli edifici rurali e del gregge;
–b) i cani appartenenti ad individui di passaggio nel comune, la cui permanenza non si protragga oltre i due mesi o che paghino già l’imposta in altri comuni;
–c) i cani lattanti per il periodo di tempo strettamente necessario all’allattamento e non mai superiore ai due mesi;
–d) i cani adibiti ai servizi dell’Esercito ed a quelli di pubblica sicurezza;
–e) i cani ricoverati in strutture gestite da enti o associazioni protezionistiche senza fini di lucro;
–f) i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai comuni. [Articolo abrogato dal D.L. 8/1993]
7. Abrogazione di norme
– 1. Sono abrogati gli articoli 130, 131, 132, 133, 134 e 135 del testo unico per la finanza locale approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175 , e successive modificazioni, e ogni disposizione incompatibile o in contrasto con la presente legge.
8. Istituzione del fondo per l’attuazione della legge
– 1. A partire dall’esercizio finanziario 1991 è istituito presso il Ministero della sanità un fondo per l’attuazione della presente legge, la cui dotazione è determinata in lire 1 miliardo per il 1991 e in lire 2 miliardi a decorrere dal 1992.
– 2. Il Ministro della sanità, con proprio decreto, ripartisce annualmente tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano le disponibilità del fondo di cui al comma 1. I criteri per la ripartizione sono determinati con decreto del Ministro della sanità adottato di concerto con il Ministro del tesoro, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di cui all’articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400.
9. Copertura finanziaria
– 1. All’onere derivante dalla presente legge, pari a lire 1 miliardo per il 1991, lire 2 miliardi per il 1992 e lire 2 miliardi per il 1993, si fa fronte mediante utilizzo dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1991 all’uopo utilizzando l’accantonamento «Prevenzione del randagismo».
– 2. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.