Pomerania


Il Volpino di Pomerania, dall’inglese pomeranian, è una razza di origine tedesca, ma grazie alla fama raggiunta come cane delle celebrità, è tra le prime 15 razze al mondo più denunciate all’Anagrafe canina.
Sono diverse le ragioni per prediligere questo piumino a quattro zampe: la sua taglia lo rende gestibile, anche da coloro che non vivono in ampi spazi, e ha una condotta lodevole. Intelligente, apprende subito le regole della casa.
Le sue origini, come dice il nome, lo vogliono di provenienza dalla Pomerania, regione appartenente un tempo all’antica Prussia e ora identificata al confine tra Germania e Polonia.
Ma di fatto il Volpino di Pomerania rivendica origini tedesche.
Spesso si confonde lo Spitz Tedesco nano (20 cm al garrese) con il Pomerania nano (che in realtà, non esiste)
Il Volpino di Pomerania può raggiungere un’altezza massima al garrese di 30 cm per un peso di non più di 5 Kg: è di fisico robusto, con una corpo compatto.
È vivace, sempre in movimento e con una dignità regale, nonostante l’aspetto lo faccia sembrare un peluche a batterie.
Il Pomerania ha un movimento veloce, elastico, snodato e una buona spinta posteriore che gli permette salti in altezza di più di un metro.
Questa agilità e il grande coraggio, ereditato dallo Spitz tedesco, rendono questo volpino un buon cane da guardia.
Tutto in questo volpino è perfettamente proporzionato, dal muso appuntito fino al tartufo tondo piccolo e nero.
Gli occhi sono scuri, a mandorla e non particolarmente grandi, anche se molto espressivi; tutto nel Pomerania ricorda la volpe, soprattutto nella varietà rosso/arancio. Perfino le orecchie sono a punta, dritte e perfettamente triangolari.
Il colore più diffuso è il bianco, anche se di recente, proprio per la sua somiglianza con le volpi, sono molto apprezzati gli esemplari di colore rosso.
La varietà, comunque, compre una vasta gamma:
– bianco, bianco e grigio, bianco grigio e nero
– nero, nero e grigio, nero grigio e bianco
– rosso, rosso e arancio, rosso e champagne, rosso arancio e champagne
– grigio o grigio e sfumature.
Il pelo è fitto, lungo e morbido. Sul collo è particolarmente folto e forma una gorgiera. Il Pomerania è munito di un fitto sottopelo che permette un’azione idrorepellente che agevola l’asciugatura dopo il bagno.
La coda è soffice, dritta alla base e ripiegata sulla schiena.
Il Volpino di Pomerania è a tutti gli effetti un cane da compagnia, nonostante, come già detto, le sue caratteristiche e qualità lo rendano perfetto come cane da guardia. In realtà sarebbe più corretto definirlo un “cane vedetta”, poiché, grazie al suo ottimo udito, può allertare il proprietario con largo anticipo.
Il Volpino di Pomerania ha un carattere vispo e attento; di rara intelligenza. Impavido e maniacalmente legato al padrone, che è pronto a difendere a costo della propria vita.
Grazie alla facilità di addestramento e apprendimento, è uno dei cani più diffusi nei giochi circensi.
Tendenzialmente docile, diffida di chi non conosce, fino a divenire sospettoso e guardingo. A volte anche aggressivo.
Spesso dà fiato alla “voce” squillante trasformandosi in un grande “abbaiatore”.
Il Volpino di Pomerania è facile anche da allevare non avendo bisogno di cure particolari, a parte il pelo che va spazzolato bene, magari con l’uso di un cardatore, o portato da un toilettatore ogni 40/50 giorni.
Importante per questo scricciolo peloso è l’alimentazione, che deve essere più che mai equilibrata per evitare grasso in eccesso o casi di obesità. Essendo un amante delle passeggiate, potrebbe essere questo l’esercizio più utile per tenerlo in forma.
È consigliabile controllare la dentatura, per evitare l’alito cattivo, ma anche perché, date le piccole dimensioni dei denti, è facilmente soggetto al tartaro, che può decretarne la perdita.
La sua salute è generalmente buona, e vive di norma 12/15 anni. Ma come per molti cani di piccola taglia e i gatti, se tenuto nelle condizioni ottimali, può raggiunere i 20 anni di età.

BARF: quali sono i pro e i contro?


La dieta Barf (Biologically Appropriate Raw Food) è quella che molti padroni di cani ritengono essere più sana e un “ritorno alle origini“, sperando, così, di evitare malattie gastrointestinali e allergie derivanti dalla sensibilità ad alcune sostanze contenute negli alimenti commerciali.
Ma quali sono i pro e i contro di una dieta a base di alimenti crudi?
Fondamentalmente ci sono due correnti di pensiero: quella dei veterinari – in maggioranza contrari – e quella di alcuni nutrizionisti che hanno trovato uno stuolo di sostenitori precisamente tra i proprietari di cani.
I principali vantaggi di un’alimentazione a base di cibi crudi sono essenzialmente:
– conoscere la provenienza e la composizione del cibo, utile in caso di patologie da ipersensibilità;
– evitare additivi e aromatizzanti che rendono appetibili le pappe pronte;
– mantenere le vitamine del gruppo B ed A che i nutrienti termo-sensibili con la cottura perderebbero;
– migliore consistenza delle feci;
– riduzione del tartaro grazie alla masticazione di carne e ossa.
Ma vanno considerati anche i rischi di una dieta così particolare:
– disfunzioni renali o epatiche a causa di un eccesso proteico, o di pancreatite a causa di un’elevata ingestione di grassi; e percentuali inadeguate di vitamine in eccesso o in difetto;
– la carne cruda, se non trattata adeguatamente, può contenere agenti patogeni;
– le ossa posso provocare lesioni orali, fratture dentali, strozzamento del tratto digestivo e conseguente perforazione;
– i cani affetti da gastroenterite cronica o alterazione della flora microbica intestinale potrebbero sviluppare una sovrainfezione batterica.
– i cani con insufficienza renale non possono alimentarsi mediante la Barf a causa dell’elevato tenore proteico.
Pro e contro a parte, fatte le dovute considerazioni, è possibile scegliere questo tipo di alimentazione sia mediante pasti pronti – molte aziende hanno una linea Barf -, sia preparandola in casa. Se si opta per quest’ultima, è bene sapere che alla base della Barf ci sono:
– ossa polpose, ossia ossa ben coperte di carne;
– carne senza osso, ovvero polpa;
– organi quali cuore, fegato, reni, milza, polmoni ecc.;
– trippa non trattata, vale a dire verde – quella dei supermercati e delle macellerie è lavata, cotta e sbiancata;
– verdure.
Un pasto equilibrato a base di cibi crudi dovrebbe contenere le seguenti percentuali:
– 45% di ossa polpose
– 25% di carne senza osso
– 10% di organi
– 10% di trippa verde
– 10% di verdure
Ma la Barf non si limita a carne e verdure. In questo tipo di alimentazione, pesce, uova, frutta e altri nutrienti, sono altrettanto importanti o consigliati.
Anche i cani, come i loro proprietari, hanno bisogno dell’apporto di Omega3, pertanto è importante integrare la loro dieta con il pesce, che non deve necessariamente essere fresco, infatti è preferibile quello surgelato, poiché necessita dell’abbattimento di almeno 96 ore prima della somministrazione e non deve superare il 5-10% del totale della dieta. Anche un buon olio di pesce può apportare il giusto quantitativo di Omega3. Attenzione, però, non bisogna confondere l’olio di pesce con l’olio di fegato di merluzzo. Quest’ultimo contiene quantità molto elevate di vitamina A, già presenti nel fegato somministrato con gli organi. È sconsigliabile un eccesso di vitamina A, che è molto facile da raggiungere con questo tipo di alimentazione.
Per quanto concerne le uova, esse possono essere somministrate sgusciate crude, intere o solo tuorlo. La somministrazione del solo l’albume è da evitare. Ci sono cani che hanno problemi a digerire le uova, in tal caso, si consiglia la cottura dell’albume.
In una simile dieta, può essere prevista anche la frutta, purché in piccole dosi e scelta tra le meno zuccherine. È un buono snack anche la frutta secca, ma vanno evitate uva e noci macadamia poiché risultano tossiche per l’organismo dei cani.
In fine si possono aggiungere piccole dosi di oli al pasto, giusto un cucchiaino. Ma non sono fondamentali, si tratta pur sempre di grassi, quindi è meglio non eccedere; e per dare maggior sapore ai cibi, si può spolverare il tutto con erbe aromatiche quali il timo, la salvia, il rosmarino, l’origano o la maggiorana. Ma sempre in quantità moderate.
Come per qualsiasi regime alimentare, è bene informarsi approfonditamente, in primis, se sia adatta al proprio cane e, successivamente, se sia meglio acquistare prodotti Barf confezionati – e presumibilmente ben equilibrati – o preparare da sé i pasti, considerando la scelta degli ingredienti, la qualità delle fonti proteiche e la conservazione corretta dei cibi.

Ordinanza 21 giugno 2017

Proroga dell’ordinanza 13 giugno 2016, recante: «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati». (17A04905)
G.U. Serie Generale , n. 164 del 15 luglio 2017

IL MINISTRO DELLA SALUTE
Visto il testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n.1265, e successive modificazioni;
Visto il regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n.320, e successive modificazioni;
Visto l’art. 32 della legge 23 dicembre 1978, n.833, e successive modificazioni;
Vista la legge 11 febbraio 1992, n.157, recante «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio», in particolare l’art. 21, comma 1, lettera u);
Visto l’art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.112;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 6 ottobre 1998, n.392, concernente «Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di autorizzazione alla produzione e all’immissione in commercio di presidi medico- chirurgici, a norma dell’art. 20, comma 8 della legge 15 marzo 1997, n.59»;
Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n.174, recante attuazione della direttiva 98/8/CE in materia di immissione sul mercato di biocidi;
Visto gli articoli 440, 544-bis, 544-ter, 638, 650 e 674 del codice penale;
Visto il regolamento (CE) n.1107/2009 del Parlamento e del
Consiglio del 21 ottobre 2009 relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che abroga le direttive del Consiglio 79/117/CEE e 91/414/CEE;
Visto il regolamento (CE) n.528/2012 del Parlamento e del
Consiglio del 22 maggio 2012 relativo alla messa a disposizione sul mercato e all’uso dei biocidi;
Vista l’ordinanza del Ministro della salute 10 febbraio 2012, recante «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 9 marzo 2012, n.58, come prorogata dall’ordinanza ministeriale 14 gennaio 2014, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 3 marzo 2014, n.51, dall’ordinanza ministeriale 10 febbraio 2015, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 2 marzo 2015, n.50, e da ultimo, dall’ordinanza 13 giugno 2016, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 16 luglio 2016, n.165;
Considerato che la presenza di veleni o sostanze tossiche
abbandonate nell’ambiente rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in particolare per i bambini, ed è anche causa di contaminazione ambientale;
Considerato che la presenza di sostanze tossiche abbandonate nell’ambiente è causa di danni al patrimonio faunistico, ivi comprese le specie in via d’estinzione;
Rilevato che l’adozione delle precedenti ordinanze ha reso
possibile un maggior controllo del fenomeno con significativa riduzione dell’incidenza degli episodi di avvelenamento e con individuazione dei responsabili che sono stati perseguiti ai sensi delle norme penali vigenti, rappresentando quindi un deterrente per il perpetrarsi di ulteriori atti criminosi;
Considerato il persistere di numerosi episodi, accertati da
approfondimenti diagnostici eseguiti dagli Istituti zooprofilattici sperimentali territorialmente competenti, relativi ad avvelenamenti e uccisioni di animali domestici e selvatici a causa di esche o bocconi avvelenati, accidentalmente o intenzionalmente disseminati nell’ambiente;
Considerato che continua a sussistere la necessità e l’urgenza di confermare le misure di salvaguardia e prevenzione ai fini del controllo e monitoraggio del predetto fenomeno;
Ordina:

Art. 1
1. L’efficacia dell’ordinanza 13 giugno 2016 è prorogata di dodici mesi a decorrere dal giorno della pubblicazione della presente ordinanza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
La presente ordinanza è trasmessa alla Corte dei conti per la registrazione e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 21 giugno 2017
Il Ministro: Lorenzin

Sacro di Birmania


Da esposizione, da compagnia o da riproduzione, il Sacro di Birmania, è un gatto bello, docile ed elegante.
Le origini del gatto Sacro di Birmania affondano le radici nella leggenda.
Si narra, infatti, che secoli fa esisteva in Birmania un monastero di sacerdoti Kittah, votati al culto della dea Tsun Kyan Kse, dal corpo dorato e gli occhi di zaffiro. Era la dea della trasmigrazione, artefice della reincarnazione dei frati Kittah in animali. Nel monastero viveva il sommo sacerdote Mun Ha, che aveva come oracolo il fedele Sihn, un gatto bianco con gli occhi gialli.
Un giorno penetrarono nel monastero degli infedeli che uccisero tutti i monaci e il sommo sacerdote perì ai piedi della statua della sua dea.
Sihn, il gatto, salì sul corpo del sacerdote e fissò il volto della dea, pregando come aveva visto fare tante volte i sacerdoti. Mentre vegliava il lungo viaggio del padrone; il suo mantello si tinse d’oro come la dea, le zampe, il muso e la coda divennero del colore della terra, i suoi piedini, posati sul corpo del sacerdote, rimasero candidi per la di lui purezza e, poi, la dea donò a Sihn ciò che aveva di più bello: due occhi color zaffiro.
Da quel giorno questo animale fu considerato sacro; da qui il nome di Sacro di Birmania
Elegante nelle movenze, nel carattere e nel modo di fare. In casa, appartamento o villa con giardino, la sua è una presenza costante. Ha un’indole forte e vitale, con un animo da giocherellone che non invecchia mai. Ama la compagnia sia dei propri simili, sia degli uomini, a patto che diventino suoi compagni di gioco.
Con il padrone sviluppa un rapporto molto stretto, intenso e, spesso, esclusivo. Non è mai aggressivo, tanto che i maschi di questa razza sono definiti “gentilgatti” per l’abitudine di dare la precedenza alle femmine quando si tratta della pappa.
Il gatto di Birmania da compagnia, rispetto a quello da esposizione o riproduzione, agli occhi dei più esperti mostra “difetti” di standard, ad esempio: può avere macchie di latte, strabismo, nodo alla coda, muso “poco a cuore”. Tutto ciò lo destina ai salotti e lo esclude da altre “carriere”.
Il gatto di Birmania da esposizione è perfetto: buona struttura, bella testa, buon profilo, impeccabile guantaggio.
È di media grandezza: ossia 3 o 4 kg per le femmine, più longilinee ed eleganti, e circa 5 kg per i maschi, più possenti e dal collo più massiccio.
L’ossatura resta per entrambi i sessi robusta e il corpo si presenta leggermente allungato rispetto alle zampe. La coda è molto lunga.
La testa è circoscrivibile in un cuore, le guance sono piene e il naso è di media lunghezza senza stop, il profilo arrotondato mostra zigomi prominenti e gli occhi blu intenso ben distanti e proporzionati.
Il mantello del Sacro di Birmania è a pelo semilungo dalla consistenza setosa al tatto. Non ha sottopelo, riducendo la possibilità di nodi. Il pelo è più lungo sul corpo, attorno al collo e sulla coda, portata alta; mentre è più corto sul muso e sulle estremità.
Il gatto di Birmania è di colore chiaro, che diventa più scuro sulle parti più fredde del corpo: muso, orecchie, zampe, coda; nei maschi anche sui genitali. Mentre le estremità delle zampe, chiamate “guanti”, sono di un bianco candido e non devono superare le articolazioni ed essere simmetriche tra loro.
I colori tradizionali del Sacro di Birmania sono:
– seal-point, scuro e “focato”, con la sua rispettiva diluizione
– blue-point, grigio ardesia, freddo ma più delicato mentre il resto del corpo è beige dorato (come da leggenda)
– chocolate-point, color cioccolato al latte e la sua rispettiva diluizione
– lilac-point, color magnolia.
Ma esistono anche delle nuove varietà:
– red-point
– cream-point
– tortie-point, che, come per tutti i gatti, è presente solo nelle femmine, ovvero la cosiddetta “squama di tartaruga”; con rosso e crema striati.
Il tartufo è color mattone per i colori più scuri e rosa per quelli più chiari, l’interno delle orecchie presenta sempre ciuffi bianchi.
Per tutte le colorazioni del gatto Sacro di Birmania, al di là del sesso, c’è la versione con striature chiare che disegnano anelli su zampe e coda, e una M sulla fronte. In questo caso siamo in presenza del gatto di Birmania tabby-point.
Essendo un gatto giocherellone è indicato per le famiglia, soprattutto con bambini: passerà molte ore a giocare con loro senza mai stancarsi.
Il rapporto con il padrone è molto forte: lo seguirà ovunque e in sua assenza tenderà a stare accanto agli oggetti di sua proprietà per sentirlo vicino.
È un gatto molto espressivo e comunica principalmente con lo sguardo.
Il Sacro di Birmania non ama stare da solo, non è, quindi, consigliato per un single o una famiglia che passa molte ore fuori casa, eventualmente è sempre meglio procurargli la compagnia di un altro pet (gatto o cane).
Dolce e affettuoso con i componenti della famiglia, si rivela spesso freddo e indifferente con gli estranei.
Questo gatto è adatto alla vita in appartamento, ma non disdegna gli spazi aperti, ma ben protetti, dove avventurarsi in arrampicate sugli alberi o corse e saltelli dietro le farfalle.

Perché adottare un gatto anziano?


“Un piccolo gatto trasforma il ritorno in una casa vuota nel ritorno a casa”. (Pam Brown)
Pam Brown con quel suo “piccolo” non intendeva l’età del gatto, ma le sue proporzioni. Chiunque abbia un gatto sa quanto di vero questo aforisma contenga.
Se si sta pensando di adottare un gatto da un gattile o da un rifugio, ci si renderà conto che la maggior parte degli “inquilini” presenti sono esemplari adulti o maturi, perché sono questi che il più delle volte si ritrovano improvvisamente senza una casa: nella maggior parte dei casi perché i precedenti proprietari sono morti, altre volte si sono smarriti, oppure sono stati abbandonati, o per motivi di salute come un’improvvisa allergia da parte di un membro della famiglia o perché la padrona è rimasta incinta. Ma per nulla al mondo bisogna supporre che il gatto sia lì perché incapace di relazionarsi.
Quando si adotta un gatto adulto, si è già consapevoli delle dimensioni e della personalità. Contrariamente, i gattini possono essere imprevedibili: tranquilli nei primi mesi di vita, per poi sviluppare un carattere indisciplinato. Questo, spesso, è dovuto al fatto che i padroni tendono a viziare i cuccioli pensando che crescendo impareranno a comportarsi bene, ma i gatti sono abitudinari, per cui se gli viene concesso qualcosa oggi, lo pretenderanno anche domani. Non importa se hanno 2 mesi o 20 anni.
Se si cerca un gatto tranquillo fin dal primo momento, allora è consigliabile sceglierne uno dai quattro anni in su.
Il gatto ha una vita mediamente lunga. Se in salute e ben tenuto, generalmente, può arrivare a 16 anni, ma una buona percentuale dei gatti di casa arriva tranquillamente ai 20; poi, ovviamente, ci sono le eccezioni, come i mici arrivati ai 24 o 25 anni di età.
Dei veri Matusalemme!
Proprio per questa longevità, si deve pensare che un gatto anziano (7-8 anni) ci resterà accanto ancora per molto tempo.
Un gatto adulto o maturo è indicato per tutti: un single non deve preoccuparsi di addestrarlo o di lasciarlo troppo solo durante il giorno, poiché il micio sarà già avvezzo alle regole di convivenza e amerà riposare in solitudine; una famiglia non dovrà stare in apprensione se i bimbi lo accarezzano con troppa foga, il gatto anziano è più tollerante, specialmente un adulto che vanta una natura placida, è paziente e flessibile anche in caso di “maltrattamento” da parte dei bambini di casa.
Un’altra categoria per la quale è consigliabile un gatto adulto è sicuramente quella degli anziani, in quanto il micio attempato passa molte ore della sua giornata a dormire e adora essere lungamente accarezzato e coccolato.
Può essere difficile optare per un gatto anziano dopo aver immaginato la propria vita con un batuffoletto dal nasino rosa e gli occhietti azzurri; tuttavia, ci sono così tanti meravigliosi gatti adulti che hanno davvero bisogno di dimostrare quanto amore hanno da dare, che non li si può ignorare.
Adottare un gatto adulto è un gesto d’amore incommensurabile, perché si regala una seconda occasione a un essere che si è sentito scartato e rifiutato almeno una volta nella vita.
Il gatto, animale sensibile e intelligente, lo sa.
Un gatto adulto amerà diversamente dal gattino: si affezionerà con quella riconoscenza speciale di chi ha sofferto ed è stato salvato.

Fiaba africana


La Giraffa vanitosa

Ai limiti di una grande foresta, in Africa, viveva tra gli altri animali una giraffa bellissima, agile e snella, più alta di qualunque altra. Sapendo di essere ammirata non solo dalle sue compagne ma da tutti gli animali era diventata superba e non aveva più rispetto per nessuno, né dava aiuto a chi glielo chiedeva. Anzi se ne andava in giro tutto il santo giorno per mostrare la sua bellezza agli uni e agli altri dicendo: “Guardatemi, io sono la più bella.”
Gli altri animali, stufi di udire le sue vanterie, la prendevano in giro, ma la giraffa vanitosa era troppo occupata a rimirarsi per dar loro retta. Un giorno la scimmia decise di darle una lezione. Si mise a blandirla con parole che accarezzavano le orecchie della giraffa: “Ma come sei bella! Ma come sei alta! La tua testa arriva dove nessuno altro animale può giungere…” E così dicendo, la condusse verso la palma della foresta.
Quando furono giunti là, la scimmia chiese alla giraffa di prendere i datteri che stavano in alto e che erano i più dolci. lì suo collo era lunghissimo, ma per quanto si sforzasse di allungarlo ancor di più, non riusciva a raggiungere il frutto. Allora la scimmia, con un balzo, saltò sul dorso della giraffa, poi sul collo e finalmente si issò sulla sua testa riuscendo ad afferrare il frutto desiderato. Una volta tornata a terra, la scimmia disse alla giraffa: “Vedi, cara mia, sei la più alta, la più bella, però non puoi vivere senza gli altri, non puoi fare a meno degli altri animali.”
La giraffa imparò la lezione e da quel giorno cominciò a collaborare con gli altri animali e a rispettarli.

Cirneco dell’Etna


Il Cirneco dell’Etna può sembrare un levriero italiano, ma non lo è.
Bello e slanciato, agile e veloce, è un cane intelligente appartenente alla categoria degli Spitz e, cosa importante, un cane primitivo; inserito, per questo, dalla Federazione Cinologica Internazionale (F.C.I.), nel 5º Gruppo.
È un cane nato per cacciare: in passato era utilizzato nella caccia al coniglio selvatico e alla lepre.
Le sue origini risalgono al 1000 a.C.
Di fatto esistono varie versioni sulla sua provenienza: la più diffusa è quella che lo vede discendere dei cani dei Faraoni e importati in Sicilia quando l’Egitto divenne una colonia romana e/o commercializzati dai Fenici.
Recentemente, però, ha preso piede la teoria che il Cirneco dell’Etna sia autoctono della Sicilia.
Una cosa è certa: si tratta di una razza molto antica e, come il Basenji e il Pharaon hound, ha subito nel corso dei secoli poche manipolazioni.
Il Cirneco dell’Etna si presente snello e slanciato, con zampe lunghe, orecchie dritte, e un corpo tonico ed elegante. È dotato di robuste dita e cuscinetti che lo facilitano nel camminare sulle taglienti rocce vulcaniche.
Questo esemplare canino può raggiungere i 40/45 km orari nella corsa, straordinario nel cambiare direzione all’improvviso con scatti e balzi se lanciato all’inseguimento di una preda (vera o finta). Ha un buon fiuto, che il Cirneco dell’Etna sfrutta per la caccia.
Per quanto riguarda la taglia, il maschio raggiunge l’altezza di 46–50 cm al garrese e pesa 10-12 Kg, la femmina 42–46 cm e un peso di poco inferiore al maschio.
Generalmente il mantello del Cirneco dell’Etna va dal sabbia dorato al cervo scuro, ma ne esistono anche di neri e quasi bianchi. Ci sono anche versioni che presentano macchie bianche su tutto il corpo, senza che l’esemplare venga disconosciuto dallo standard. Sono invece rari i casi in cui il Cirneco dell’Etna sia di colore bianco arancio, come il setter inglese, o bianco puro.
Lo standard dei colori più frequenti sono:
– fulvo più o meno intenso
– isabella
– sabbia
in tutti i casi con o senza strisce bianche in fronte e sul petto, con zampe e punta della coda e ventre bianchi.
Una particolarità piuttosto curiosa e frequente è la comparsa di una macchia a forma di stella sul petto. Sempre di colore bianco.
Il Cirneco dell’Etna è dotato di grande temperamento, inflessibile nel suo lavoro, affezionato e sempre allerta, un cane risoluto, molto attaccato al suo padrone.
Fondamentalmente un cane da caccia, ma anche un eccellente compagno.
Il suo specifico talento è di fiutare la preda, a cui associa il suo affidabile udito. Ideale su terreni aspri e asperità rocciose, in particolare su terreni lavici delle falde dell’Etna dove il Cirneco balza da una roccia all’altra. Questa razza usa la vista solo per localizzare la migliore posizione dalla quale assaltare la preda.
Sin da cucciolo il Cirneco dell’Etna ama essere portato a spasso e socializzare con altri cani e persone, ma non va lasciato libero: data la sua natura primitiva potrebbe allontanarsi più del dovuto finendo in qualche sventura, a causa della sua grande curiosità e attitudine a vagare; inoltre, l’attaccamento che prova verso il padrone lo porta a “desiderare” di essere controllato.
Il Cirneco dell’Etna non è un cane per tutti, nonostante sia equilibrato è pur sempre un cane primitivo che può manifestare atteggiamenti che erroneamente possono essere intesi come aggressivi.

Se siete affascinati da questo splendido quadrupede, rivolgetevi alle tante associazioni che li salvano.
Il randagismo e l’abbandono è una delle grandi piaghe del nostro sud.

Perché adottare un cane anziano?


“La vita dei cani è troppo breve. Questa è la loro unica, vera colpa”. (Agnes Sligh Turnbull)
Sempre più persone oggi decidono di adottare un cane da uno dei tanti canili o da associazioni che tentano di allontanare questi infelici da condizioni di negligenza e abbandono.
Purtroppo, nella maggior parte dei casi, si tende a prediligere cuccioli o cani giovani, perché ispirano tenerezza e si pensa, erroneamente, che crescendo in famiglia si possano integrare meglio.
Raggiunta la soglia dei 7 anni, i cani vengono, per convenzione, ritenuti anziani e sono normalmente gli ultimi ad essere adottati ed i primi a morire nei canili.
Eppure, ci sono tante buone ragioni per scegliere un esemplare adulto.
Nella maggior parte dei casi prima di arrivare nei canili, molti cani hanno vissuto diversi anni in case e con famiglie, pertanto hanno ricevuto un certo addestramento, come, ad esempio, fare i bisognini fuori o regole base di convivenza ed essendo adulti, hanno superato la fase del “mordo ciò che trovo”, tipico del cucciolo.
Inoltre, cuccioli o cani giovani richiedono almeno 1 ora di sfogo giornaliero che, se venisse a mancare, stresserebbe l’animale trasformandolo in un piccolo uragano.
Diversamente, i cani adulti, e ancor più quelli anziani, prediligono passeggiate e coccole; e quei pochi momenti di iperattività saranno molto più gestibili.
Può sembrare strano, ma quando si adotta un cane adulto sembra che questi percepisca di essere stato salvato e, come tutti i cani, riesce a creare un legame forte con la famiglia adottante, divenendo presto un fedele compagno di vita.
È innegabile che i cani anziani abbiano meno tempo da passare con un proprietario rispetto ai cuccioli, ma è da considerare che quanto più sarà inferiore il tempo da passare insieme a un vecchietto, tanto più intenso e dolce sarà viverlo. Poiché chi adotta un cane anziano sta regalando una nuova vita a un amico che lo ripagherà facendolo sentire la persona più importante e unica al mondo.
Scegliere chi adottare non è sempre facile: ogni cane adulto o anziano ha già un carattere definito. Si dovrà optare in base alle proprie “esigenze”: un cane portato a socializzare con altri simili si inserirà più facilmente in un ambiente in cui ci siano altri animali, così come un cane più introverso e solitario preferirà un compagno umano preferibilmente single.
Quando ci si accinge ad adottare un cane adulto, è sempre meglio confrontarsi con i volontari dei canili o delle associazioni, perché di certo conoscono gli esemplari in adozione e le loro particolari esigenze.
I cani anziani hanno sempre alle spalle una storia. Spesso triste.
Cani, paradossalmente, prima vezzeggiati e poi abbandonati da chi sosteneva di amarli.
Sono stati ignorati, rinnegati e, spesso, anche maltrattati.
Cani che hanno sofferto in silenzio pensando che quello fosse amore.
Hanno lottato, resistito e sono sopravvissuti.
Come i veterani di una guerra, questi eroi con la coda meritano stima, rispetto e una casa, perché valga anche per loro il detto: “non è mai troppo tardi per ricominciare”.