Cani, caldo e auto. Basta lasciare il finestrino aperto?

Lasciare il cane in auto, durante la stagione estiva, anche se con il finestrino aperto, può causargli danni al cervello, gravi choc termici, colpi di calore e disidratazione.
L’auto parcheggiata al sole può raggiungere una temperatura interna di 50°C.
Un caldo torrido è insopportabile per gli amici a quattro zampe, anche un finestrino semi aperto non è una buona soluzione, può ventilare l’interno, ma l’auto può comunque trasformarsi in un forno.
Se noi umani non resistiamo in auto fermi nel traffico e accendiamo l’aria condizionata, come si può pensare che due dita di finestrino aperto possano bastare a “rinfrescare” il cane?
Se ami il tuo cane non lasciarlo in auto sotto il sole, neanche per due minuti.
Lasciare gli animali in auto è un reato:
infatti la Corte di Cassazione ha emesso due sentenze:
– la 14250/14, con cui la suprema Corte ha confermato la condanna ai sensi dell’art. 727 del Codice Penale nei confronti dei proprietari di un Beagle lasciato in auto sotto il sole per ore con un finestrino leggermente aperto;
e
– la 175/2008, che ha confermato la condanna al proprietario di un cane lasciato in auto al sole con temperature oltre i 30°.
In entrambi i casi: gli animali sono stati salvati in tempo e i proprietari condannati per maltrattamento.

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L’Abbandono è Reato

L’abbandono di animali è un reato contravvenzionale che il nostro ordinamento prevede e punisce all’articolo 727 del codice penale.
Tale norma, in particolare, prevede testualmente che:
“Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.
Le fattispecie punite, quindo, sono due: l’abbandono di animali e la loro detenzione in condizioni che contrastano con la natura e generano sofferenze.
Trattasi di reato comune, di competenza del Tribunale in composizione monocratica e perseguibile d’ufficio. L’elemento soggettivo richiesto è quello della colpa.
La ratio legis di tale reato deve essere rinvenuta nell’esigenza che venga tutelato il sentimento di comune pietà verso gli animali e nell’obiettivo di promuovere l’educazione civile attraverso la lotta all’insensibilità e alla crudeltà.
Gli animali, infatti, vanno visti come esseri senzienti, dotati di una propria sensibilità e in grado di percepire il dolore che può derivare dall’abbandono e dalla mancanza di adeguate attenzioni.

L’intervento della legge numero 189/2004
La norma di cui all’articolo 727 c.p., prima dell’intervento della legge numero 189/2004, era l’unica che sanzionava comportamenti idonei a provocare sofferenza agli animali ed era rubricata “maltrattamento di animali”.
A seguito dell’intervento normativo del 2004, invece, oggi la tutela degli animali nell’ordinamento italiano risulta rafforzata, grazie all’inserimento, nel libro II del codice penale, del titolo IX bis relativo ai delitti contro il sentimento per gli animali.
Divenuto quello di cui all’articolo 727 c.p. reato che punisce l’abbandono di animali, il maltrattamento è stato ricondotto al nuovo art. 544-ter e per esso è stato previsto un più grave regime sanzionatorio (leggi: “Il reato di maltrattamento di animali”).
La stessa legge numero 189/2004 ha, inoltre, introdotto i delitti di uccisione di animali (articolo 544 bis), di organizzazione di spettacoli o manifestazioni che provochino sevizie per gli animali (articolo 544 quater) e di organizzazione di combattimenti tra animali (articolo 544 quinquies).

Ma cosa si intende specificatamente per abbandono di animali?
Il concetto di abbandono va ricondotto alla trascuratezza o al disinteresse verso l’animale e non invece all’incrudelimento nei suoi confronti o all’inflizione di sofferenze gratuite, atteggiamenti puniti con il reato di maltrattamento.
L’abbandono, in ogni caso, non va individuato nella sola precisa volontà di abbandonare l’animale, ma nell’intento più generale di non prendersene più cura nella consapevolezza dell’incapacità dell’animale di provvedere autonomamente a se stesso.
In tema di abbandono di animali, sono diverse le fattispecie passate al vaglio della Corte di Cassazione che, di volta in volta, ha considerato tale la condotta di chi abbia affidato il proprio cane a un canile omettendo poi di ritirarlo, oppure quella di chi ha lasciato il proprio animale domestico nel giardino di casa per per partire per le vacanze, eccetera.