Mamma Orsa JJ4 è salva!

Con sentenza pubblicata oggi, il TAR di Trento ha definitivamente cancellato l’ordinanza della Provincia di Trento che disponeva la cattura dell’orsa JJ4. Il TAR ritiene non esista alcuna urgenza che giustifichi la cattura dell’orsa

L’orsa, che a giugno scorso si era scontrata con due cacciatori usciti dal sentiero che l’avevano sorpresa in compagnia dei suoi cuccioli, era stata dapprima condannata a morte dal presidente della provincia Fugatti. Grazie al nostro immediato intervento al TAR di Trento, la sua vita fu salvata e l’ordinanza di uccisione venne sospesa e sostituita da Fugatti con una nuova ordinanza di cattura che oggi è stata annullata. (16 c.m.)

Siamo felicissimi per questo risultato, ora chiediamo che la Provincia di Trento si astenga da ulteriori attività per provvedere alla sua cattura ma piuttosto spenda le sue risorse per  mettere in atto tutte le necessarie attività di prevenzione necessarie ad una corretta convivenza con gli orsi.

La vicenda giudiziaria di JJ4 dimostra chiaramente che in Trentino manca completamente una cultura per la convivenza con gli orsi, tema centrale del convegno “Convivere con gli orsi in Trentino”

photo e articolo LAV

Animali nella Costituzione

primo passo al Senato

“La Repubblica tutela l’ambiente e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni; protegge la biodiversità e gli animali”: in Senato è stato fatto il primo, grande passo, per inserire la tutela degli animali e dell’ambiente nella Costituzione. Da 22 anni, con un costante lavoro di contatto con le Istituzioni e l’opinione pubblica, chiediamo questa Riforma che altri Paesi – dalla Germania all’India – hanno già realizzato. Ci vorranno 4 approvazioni prima che questo testo diventi Legge: un tema su cui anche il Presidente Draghi ha preso un impegno pubblico.

Con questo testo del Senato inoltre sarà esclusivamente lo Stato a decidere della gestione degli animali selvatici. Nel caso degli orsi, ad esempio, la Provincia di Trento non potrebbe più deciderne la sorte.
Facciamo fare all’Italia questo passo di civiltà! Sostieni le nostre battaglie per ottenere nuove ed efficaci Leggi!

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photo e articolo LAV

Delfinario di Rimini

Corte d’Appello conferma condanna del Direttore

Oggi (26-2-21) la Corte d’Appello di Bologna ha confermato la condanna del Direttore del Delfinario di Rimini per maltrattamento di animali (544 ter c.p.), mantenendo la confisca dei delfini, affidati allo Stato come richiesto dalla LAV, senza derubricazione del reato all’art. 727 c.p.

Assoluzione per la Veterinaria, una decisione clamorosa: vedremo perché nelle motivazioni e valuteremo con attenzione il ricorso in Cassazione non lasciando nulla di intentato per dare giustizia ai delfini!

La sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Rimini ad aprile 2019, infatti, aveva condannato il Direttore e la Veterinaria del delfinario di Rimini rispettivamente a 6 e 4 mesi di reclusione, perché ritenuti colpevoli di maltrattamenti animali. Il primo caso in Italia e in Europa.

Salvi, almeno fino al prossimo grado di giudizio, i delfini.

E’ stata infatti convalidata la richiesta di LAV, ammessa nuovamente come parte civile nel processo, e della Procura di confisca degli animali, attualmente affidati ai Ministeri di Ambiente, Salute e Politiche Agricole; i delfini non potranno quindi essere messi in vendita. Una ulteriore novità assoluta per l’Italia, che apre un nuovo importante e positivo capitolo nella tutela giuridica degli animali.

La conferma sia pure parziale della sentenza e soprattutto della confisca degli animali da parte della Corte d’Appello rappresenta un ulteriore capitolo positivo nella difesa dei diritti degli animali. Ci aspettiamo che la condanna sia confermata anche in Cassazione e che i delfini coinvolti in questo incubo, siano definitivamente salvi.

photo e articolo LAV

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Aiutiamo gli Orsi del Trentino

AIUTACI A SALVARE GLI ORSI DEL TRENTINO

Quali colpe hanno gli orsi, se non fare gli orsi? Eppure, proprio per questo, alcuni di loro sono stati imprigionati, e altri, addirittura, uccisi.
Come KJ2, freddata da un colpo di fucile esploso da un agente Forestale e Daniza uccisa dall’imperizia di un veterinario, mentre DJ3, M49 e M57 sono rinchiusi nel Casteller. O come JJ4, mamma orsa libera grazie ai nostri ricorsi, ma su cui pende un ordine di cattura al suo risveglio dal letargo.
Noi vogliamo difendere gli orsi e liberare quelli imprigionati: è l’obiettivo delle nostre
Giornate nazionali in tutta Italia, nei fine settimana del 13-14 e 20-21 marzo.
Sostieni l’appello per liberare gli orsi del Trentino – per M49, M57 e JJ4 – contribuisci alle nostre battaglie.

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Appello LAV

Visoni

Vietato l’allevamento in Italia per tutto il 2021!

Grazie alla firma di altre migliaia di persone, siamo riusciti a farci ascoltare dal Ministro della Salute che ha deciso di prorogare il fermo per l’allevamento di visoni per tutto il 2021. Un successo storico, che ci ha permesso di evitare la nascita, la sofferenza e la morte di almeno 35.000 nuovi visoni in Italia. Per la prima volta nel nostro Paese viene fermato un intero ciclo di allevamento, ma il nostro obiettivo rimane il divieto definitivo dell’allevamento di animali per la produzione di pellicce. Per questo continueremo a batterci, affinché anche in Italia, come in altri Paesi europei, vengano messi al bando definitivamente! Sostieni la nostra battaglia.

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Appello e immagine LAV

Campagna #Together4Forests

Oltre 100 associazioni lanciano la campagna #Together4Forests

Per l’Italia partecipano Greenpeace, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Medforval, Istituto Oikos e WWF Italia

Oggi prende il via la campagna internazionale #Together4Forests, promossa da un gruppo di oltre 100 organizzazioni di paesi europei ed extra-europei, unite nello spronare tutti i cittadini a partecipare alla consultazione pubblica, lanciata dalla Commissione Europea, sulla deforestazione causata dai consumi europei.
L’obiettivo è di ottenere una normativa europea robusta ed efficace, capace di impedire la circolazione nel nostro continente di qualsiasi tipo di prodotto legato alla deforestazione, agli incendi, alla distruzione della natura e alle violazioni dei diritti umani perpetuati al di fuori della UE.

A questa coalizione partecipano anche le organizzazioni italiane Greenpeace, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Medforval, Istituto Oikos e WWF Italia, da sempre impegnate su questo tema e consapevoli del peso che ha anche l’Italia, specialmente nei settori alimentare, delle pelli, del legno.

È noto che gli incendi che imperversano in Amazzonia sono iniziati deliberatamente per far posto all’agricoltura industriale su larga scala e la domanda europea di materie prime prodotte su terreni che prima erano occupati dalla foresta alimenta la loro diffusione. Infatti l’UE contribuisce con una quota pari ad oltre il 10% alla distruzione delle foreste attraverso il consumo di materie prime come carni, formaggi, pellami, legname, soia per l’alimentazione animale, olio di palma, caffè e cacao.

Purtroppo il nostro carrello della spesa può facilmente riempirsi di prodotti ottenuti a discapito delle foreste e di altri rari ecosistemi. Tutto questo deve finire! Le foreste e gli altri ecosistemi di tutto il mondo sono notoriamente indispensabili per arrestare il riscaldamento globale, la diffusione di pandemie e il crollo della biodiversità. Anche i consumi europei stanno indebolendo queste difese naturali. Il movimento #Together4Forests preme l’UE affinché introduca una legge forte per tenere fuori dal mercato i prodotti che incorporano la distruzione e il degrado degli ecosistemi naturali tropicali e sub-tropicali.
E ogni cittadino può fare la sua parte sottoscrivendo la petizione sui siti web delle associazioni.

Clicca QUI per sottoscrivere la petizione e aiutarci a salvare le foreste>>

La Commissione Europea si è già impegnata a proporre una nuova normativa entro il 2021, per fermare il contributo europeo alla deforestazione. Ma per evitare che la distruzione si trasferisca dalle foreste ad altri ecosistemi naturali sottraendo loro i terreni, essa deve essere in grado di proteggere anche praterie, savane e zone umide. La legge deve anche tutelare e garantire i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Spesso questi si sono rivelati amministratori giudiziosi delle loro terre e detentori di una conoscenza cruciale per prevenire la perdita di biodiversità. Senza il loro aiuto non sarà possibile fermare la deforestazione.

photo e articolo WWF

Tar Toscana vieta caccia

Tar Toscana vieta caccia al Moriglione e alla Pavoncella. Associazioni esultano!

Il TAR Toscana ha vietato la caccia al Moriglione e alla Pavoncella. Le associazioni Enpa, Lav, Lipu, Wwf Italia: accolte pienamente le nostre ragioni, a favore della natura e contro la politica filovenatoria toscana. Ora la Regione si adegui immediatamente e volti pagina. L’ordinanza del Tar conferma quanto, senza successo, abbiamo cercato di spiegare alla Regione Toscana in merito alla necessità di garantire una piena protezione delle specie minacciate, che non andrebbero mai cacciate e tantomeno in assenza di piani di gestione nazionali operativi ed efficaci.
E’ il caso del moriglione e della pavoncella, due specie classificate come Spec 1, cioè minacciate a livello globale, che la regione Toscana ha inteso reinserire in calendario venatorio nonostante le recenti pronunce della giustizia amministrativa e, appunto, nonostante il loro grave stato di conservazione.
Benissimo dunque il Tar, che ha vietato la caccia a queste due specie ribadendo in sostanza la priorità della conservazione della biodiversità sul prelievo venatorio. Un principio che la Regione Toscana fatica a comprendere, con calendari venatori e provvedimenti che puntualmente strizzano l’occhio al mondo venatorio a discapito della tutela della natura. La nuova ordinanza del Tar, la precedente ordinanza sulle preaperture, l’impugnazione del Governo della nuova legge sulla caccia sono a dimostrarlo chiaramente. Gestione della caccia toscana: un errore dopo l’altro.
Ora la Regione provveda a comunicare a tutti i cacciatori che moriglione e pavoncella non si cacciano e che nelle Zone di protezione speciale (Zps) vige il divieto di caccia al combattente. Inoltre, adegui immediatamente la legge in tema di vigilanza venatoria, come si è impegnata a fare con il Consiglio dei Ministri. Non è mai troppo tardi per diventare finalmente virtuosi.

photo e articolo LAV

#BASTASPARARE!

Emergenza Covid: riapre la caccia con gravi rischi sanitari, #BASTASPARARE!

I rischi sanitari derivanti dalla caccia e dalle prassi venatorie (uccisione, eviscerazione, dissanguamento di animali) sono pericolosamente sottovalutati nell’attuale emergenza Covid:
la stagione di caccia si aprirà, come se nulla fosse, dal 2 settembre con le consuete preaperture decise dalle Regioni e poi a livello nazionale dal 20 settembre al 31 gennaio, con la possibilità per le Regioni di posticipare la chiusura al 10 febbraio per alcune specie.
Gli ungulati, ad esempio, sono portatori di numerosi agenti patogeni che possono dare origine a diverse zoonosi (Mycobacterium bovis, Brucella, Salmonella, Trichinella): lo conferma uno studio effettuato dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie nel 2016.
L’attività venatoria prevede il contatto diretto delle persone con gli animali selvatici e le sanguinose prassi venatorie comuni nelle regioni della nostra penisola richiamano alla mente rischi e orrori dei wet market orientali: una realtà che sembra appartenere ad altri paesi e invece è radicata anche in Italia, in attività come la caccia, dove gli animali sono considerati esclusivamente prede da uccidere, scuoiare, dissanguare, sezionare, mettendo in contatto i cacciatori e i loro familiari con sangue e liquidi organici, proprio come accade nei wet market cinesi.
Questo allarme per gli aspetti di sicurezza sanitaria, oltre che etici, si somma a un bilancio sempre più drammatico della caccia, con circa 500 milioni di animali all’anno vittime dei fucili, con danni incalcolabili per gli equilibri ambientali e per un ecosistema che deve fare i conti con il veleno di tonnellate di piombo delle munizioni da caccia, dispeso tra i boschi.
Un vero e proprio bollettino di guerra che nell’ultima stagione di caccia conta anche 95 vittime umane, con 27 morti e 68 feriti.
“L’emergenza Covid ci impone di non abbassare la guardia e dunque non possiamo accettare, in un contesto già molto preoccupante, di correre il rischio di contribuire alla diffusione di ulteriori nuove patologie – dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV, Area Animali Selvatici – rinnoviamo l’appello ai Ministri della Salute e dell’Ambiente, chiedendo loro un intervento urgente per sospendere ogni uccisione di animali selvatici su tutto il territorio nazionale”.

photo e articolo LAV

Prada non usera’ piu’ pelli di canguro

Dopo Diadora e Versace, anche il GRUPPO PRADA (PRADA, MIU MIU, CHURCH’S, CAR SHOE) ha risposto al nostro appello per dire stop all’uso delle pelli di canguro.
In una nota l’azienda ha infatti dichiarato che il Gruppo Prada non ha più in programma l’acquisto di nuove pelli di canguro e conferma il non utilizzo di questo materiale nelle collezioni da oltre un anno.
Siamo davvero contenti che sempre più aziende si mettano una mano sulla coscienza e si mostrino sensibili alla tutela dei canguri.

fonte e photo LAV

ITALIA CROCEVIA DEL TRAFFICO ILLEGALE DI BERTUCCE

Li tengono in casa, come se fossero dei “pet”.
Questo però, per degli animali selvatici abituati a vivere a stretto contatto con i loro simili, non solo è sbagliato, ma è fonte di sofferenze inaudite!

Lo sapete che esiste un traffico internazionale di bertucce dal nord Africa all’Italia?

Scoprite che cosa facciamo per contrastare questo orribile traffico e le storie delle 5 bertucce che abbiamo salvato e che hanno formato una FAMIGLIA nell’articolo del Corriere della Sera

Photo Corriere della Sera
Fonte Lav su change.org